Il profumo delle foglie di limone

di Clara Sanchez

Prezzo online:

€ 13,99

  • Listino€ 13,99EditoreGarzantiCollanaNarratori moderniData uscita09/01/2011
  • Pagine-LinguaItaliano,SpagnoloEAN9788811132202FormatoEPUB con Adobe DRM
  • Dimensione0.45 MB

Sinossi

Spagna, Costa Blanca. il sole è ancora molto caldo nonostante sia già settembre inoltrato. Per le strade non c'è nessuno, e l'aria è pervasa da un intenso profumo di limoni che arriva fino al mare. È qui che Sandra, trentenne in crisi, ha cercato rifugio: non ha un lavoro, è in rotta con i genitori, è incinta di un uomo che non è sicura di amare. È confusa e si sente sola, ed è alla disperata ricerca di una bussola per la sua vita. Fino al giorno in cui non incontra occhi comprensivi e gentili: si tratta di Fredrik e Karin Christensen, una coppia di amabili vecchietti. Sono come i nonni che non ha mai avuto. Momento dopo momento, le regalano una tenera amicizia, le presentano persone affascinanti, come Alberto, e la accolgo nella grande villa circondata da splendidi fiori. Un paradiso. Ma in realtà si tratta dell'inferno. Perché Fredrik e Karin sono criminali nazisti. Si sono distinti per la loro ferocia e ora, dietro il loro sguardo pacifico, covano il sogno di ricominciare. Lo sa bene Julian, scampato al campo di concentramento di Mauthausen, che da giorni segue i loro movimenti passo dopo passo. Sa bene che le loro mani sottili e rugose si sono macchiate del sangue degli innocenti. Ma ora, forse, può smascherarli e Sandra è l'unica in grado di aiutarlo. Non è facile convincerla della verità. Eppure, dopo un primo momento di incredulità, la donna comincia a guardarli con occhi diversi. A leggere dietro i loro silenzi, i sorrisi, le parole dette non dette, i regali. Adesso Sandra l'ha capito: lei e il suo piccolo rischiano molto. Ma non importa. Perché tutti devono sapere. Perché è impossibile restituire la vita alle vittime. Ma almeno fare in modo che tutto ciò che è successo non cada nell'oblio. E che il male non rimanga impunito.

Recensioni

il profumo delle foglie di limone

Scritto da lanebbia il 17 dicembre 2011

Libro che si legge in un soffio.......Pur trattando un tema dolorosissimo e spinoso come il nazismo e la deportazione nei campi di sterminio, offre al lettore uno stralcio ,non raccontando una storia più o meno inventata basata sugli eventi successi in quegli anni,ma raccontando la stessa storia evolutasi fino ai giorni nostri... Il protagonista, Julian, deportato e sopravvissuto, insieme al suo compagno di prigionia, dedica la sua vita alla caccia dei suoi aguzzini di un tempo, ed alla morte del suo compagno e amico, più determinato e deciso di lui, abbraccia in pieno la causa, essendo anche vedovo da poco e avendo un figlia ormai grande.Tutta la storia si snoda in un paesino affacciato sul mare norvegese, in cui si è insediata una comunità di ex-nazisti, uniti da un patto di fratellanza, ma , allo stesso momento, nessuno di loro perde le abitudini di un tempo nell’essere crudele, sadico,avido di controllo e potere; notevoli sono le dinamiche psicologiche che legano i vari personaggi. La freschezza viene introdotta da una giovane ragazza,Sandra,incinta, trasferitasi in questo luogo per fare chiarezza nella sua vita, fino a quel momento costellata di scelte sbagliate e confusione, che man mano si intreccia la storia, assume un ruolo di primo piano e una maturazione ed evoluzione personale importante. Bel libro, non scontato, non noioso, che dipinge a fondo le persone, gli stati d’animo, i caratteri con una delicatezza non comune, bello anche lo sfatare il luogo comune del considerare la figura dell’anziano come persona bonaria, tranquilla da cui non ci si possono aspettare sorprese. Trama solida e credibile.

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Coinvolgente

Scritto da lucin il 17 febbraio 2012

Si legge tutto in un fiato.Bel libro!

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il profumo delle foglie di limone

Scritto da Sarina. il 29 gennaio 2012

mi aspettavo molto di piú..la storia é buona, ma il romanzo é lento e senza colpi di scena. Il finale poi non sa di nulla..il personaggio dell'anguilla andava sviluppato meglio se la fine era quella!

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inaspettato

Scritto da paolabernabei il 16 gennaio 2012

quando ho comprato il libro non pensavo di trovarmi di fronte ad una storia così particolare. il libro è avvincente, il lettore viene trasportato dalla storia e arriva alla fine senza quasi accorgersene. mi è piaciuta soprattutto la psicologia dei personaggi e il rapporto che si crea tra l'anziano Julian e la giovane Sandra. Da consigliare assolutamente.

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travolgente

Scritto da guaripat il 30 dicembre 2011

Sandra, una giovane trentenne, senza lavoro, in conflitto con i genitori e incinta del proprio compagno decide di fare chiarezza nella propria vita; incontra casualmente due gentili anziani Fredrik e Karin che le daranno amicizia e accoglienza, prendendosi cura di lei come due nonni... ma cosa si nasconde dentro questa bontà? I due anziani sono in realtà due nazisti che vogliono continuare a diffodere il terrore: l'ingenuità della giovane Sandra si cofronterà con l'anziano Julian, scampato alla morte dei campi di concentramento. La storia è molto bella, avvincente.. unica pecca il finale.

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Tutto sommato piacevole

Scritto da Lauruccia il 18 dicembre 2011

Un po' banale all'inizio, ma scorrendo le pagine il libro riesce a catturare l'attenzione. Elemento particolare l'amicizia tra il vecchio Julian e la giovane Sandra: non avevo mai letto prima di un rapporto così. Una lettura tutto sommato piacevole.

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da leggere

Scritto da ghiottissimi il 16 dicembre 2011

Ne consiglio vivamente la lettura. Il successo è certamente meritato, aiuta a riflettere...tanto. La trama è geniale, l'impostazione è decisamente originale, per niente scontato ed è una lettura che ti travolge completamente. L'unico neo, il finale, un tantino affrettato (ma, forse, perchè vorresti leggere ancora "quella" storia!!!)

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Il profumo delle foglie di limone

Scritto da giulyrav il 15 dicembre 2011

Anche se inizialmente l'ho trovato un pò prolisso nelle descrizioni, continuando nella lettura "Il profumo delle foglie di limone" si è rivelato un bellissimo libro. Bellissimo il rapporto tra Julian e Sandra. Un libro sul dopo olocausto che aiuta a capire come è sopravvissuto chi lo ha vissuto davvero. E svela la realtà degli impuniti. Consigliatissimo per affrontare la storia da un'altra prospettiva.

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non dimenticare per non fare gli stessi errori

Scritto da fra.cappa il 14 dicembre 2011

Certi eventi storici non devono essere dimenticati perchè per quanto totalmente e tristemente negativi sono accaduti davvero. Allora cosa c'è di meglio di un libro, ben scritto, che ti coinvolge nella lettura,e rende l'idea che quel passato è ancora presente e siamo noi che dobbiamo assumerci la responsabilità di capire l'errore per far si che non si ripeta.

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Le apparenze ingannano, in tutti i sensi

Scritto da jhoanna il 06 dicembre 2011

Sarò sincera: il clamore suscitato a livello internazionale da questo romanzo, mi aveva indotto a leggerlo subito, ma in effetti le forti aspettative sono rimaste disattese. Ovviamente è lodevole che l'autrice abbia voluto tenere alta l'attenzione sui reduci del nazismo, mostri travestiti da esseri umani e apparentemente docili nei confronti di una giovane donna incinta ma, seppur avvincente, la trama non subisce mai colpi di scena ed anche il finale mi è parso banale, messo lì giusto per chiudere i conti. Mi ha commosso, invece, il rapporto creatosi tra Sandra e Julian quasi a simboleggiare un passaggio di consegne tra vecchia e nuova generazione, affinchè non si dimentichino mai gli orrori dell'Olocausto.

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un punto di vista differente

Scritto da fra_niente il 05 dicembre 2011

i supestiti deli campi di concentramento sono ormai anziani, sia quelli che ne erano prigionieri che i loro aguzzini..libro molto interessante, sicuramente originale.

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libro discreto

Scritto da nunattola il 02 dicembre 2011

L'ho trovato un libro interessante ma non indimenticabile, e il successo così grande che ha avuto è francamente esagerato. Il contesto è certamente intringante e tocca una corda scoperta della storia spagnola, cioè il rapporto fra il franchismo e gli eredi del nazismo. E' storicamente provato infatti che molti di questi trovarono rifugio nelle calde e politicamente accoglienti terre iberiche, così come - e questo è sicuramente più noto - in molte nazioni del Sud America. L'autrice ambienta all'interno di questo scenario una storia certamente originale, dominata dalla presenza di un anziano "cacciatore" di nazisti responsabili di atrocità nei campi di concentramento; costui incontra una giovane ragazza in fuga dal mondo familiare e finita per caso nella casa di una coppia di norvegesi con passati nazional-socialisti. La ragazza, dopo alcuni tentennamenti, si mette a disposizione del "cacciatore" di nazisti, inventandosi spia e doppiogiochista. Il tutto in un contesto "noir", pieno di pericoli incombenti. Finale all'insegna della tenerezza.

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un anello tra due generazioni

Scritto da Cinzia58 il 30 novembre 2011

Il romanzo è ambientato in Spagna, costa spagnola, tra criminali nazisti lì rifugiatisi ed ebrei sopravvissuti allo sterminio. L’odio e la vendetta da una parte, l’orgoglio e la freddezza dall’altro, permeano un romanzo costruito a due voci, con una trama che raggiunge il suo apice a metà per poi discendere vorticosamente e finire in maniera insipida. Tuttavia, questo romanzo ha un grande pregio, quello di aver costruito un anello di congiunzione tra due generazioni, quella che ha vissuto o ha avuto l’eco degli orrori della seconda guerra mondiale e quella troppo giovane, quindi troppo distante da quegli anni, per interessarsi e comprendere fino in fondo la verità. “Il profumo delle foglie di limone” realizza questa congiunzione, coinvolgendo una ragazza di trent’anni (Sandra) in una storia che richiama il passato, ma che finisce per dare un senso alla sua vita giovane vita presente. Non solo, anche la vita dell’ex deportato a caccia di nazisti (Julian), prima piena di odio e di vendetta, finirà per riempirsi d’amicizia e d’amore, grazie al contatto con la freschezza di Sandra. Credo, al di là della storia in sé, con i suoi alti e bassi narrativi, che il romanzo abbia il pregio di tentare di unire due generazioni che rischiano di vivere in due mondi diversi, anziché passarsi il “testimone”. Veniamo brevemente alla storia. I protagonisti sono Julian, l’ebreo sopravvissuto a caccia di nazisti, e Sandra, giovane trentenne che viene casualmente in contatto con una coppia di criminali nazisti, camuffati da innocui e generosi vecchietti. Sandra entrerà in amicizia con i due arzilli vecchietti nazisti e sarà Julian a metterle “la pulce nell’orecchio” su ciò che sono realmente i due; Sandra verrà a contatto con una vera organizzazione, un covo di nazisti, che hanno su di lei - e sul bambino che porta in grembo - un progetto. Ad un certo punto compare anche un fantomatico “elisir di giovinezza”. Tutto il romanzo è permeato dal sospetto, da una parte e dall’altra, perché c’è una morale di fondo: nulla è mai come sembra.

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Più che buono, ma un pò meno di ottimo.

Scritto da VittoriaLiant il 29 novembre 2011

“Le storie non finiscono finché non abbiamo chiuso tutti i conti, finché non ci abbiamo messo un punto con la testa o con il cuore.” Un conto in sospeso, un passato buio e opprimente e una lettera, ecco cosa porta Julián nell’afosa estate della Costa Blanca. In quello stesso tratto costiero si è rifugiata Sandra, con cuore e mente confusi dal futuro e una pancia di 5 mesi, che continua a crescere. Due persone diverse per età, carattere e visione del mondo, che intrecceranno le loro vite. Julián, repubblicano spagnolo che ha “vissuto” l’ultimo anno di guerra nel grigiore di Mauthausen, dopo la liberazione, si è dedicato con il suo amico Salva, alla ricerca dei latitanti nazisti. Ora, proprio una sua lettera lo fa volare da Buenos Aires, con la speranza di mettere a segno un ultimo colpo: nella foto dell’articolo di giornale allegato, c’è una coppia dai tratti tanto ariani quanto i nomi, che non si sono presi la briga di cambiare. Ma quello che trova in Spagna sono la consapevolezza di essere rimasto da solo, perché Salva è morto, e una debole pista da seguire. Sandra è una bella ragazza sulla trentina, in crisi con la famiglia e con il fidanzato che non è sicura di amare. Si è ritirata nella casa al mare della sorella, per pensare e capire cosa fare del futuro, o forse la sua è solo una fuga. Un giorno, si sente male in spiaggia. A soccorrerla sono le forti mani di un alto e distinto signore dagli occhi chiari e il volto mite. Lui e sua moglie Karin, diventano in breve tempo il punto di riferimento di Sandra, i nonni cha ha sempre desiderato. Le offrono compagnia, affetto, un lavoro e ospitalità. Quando i destini di Sandra e Julián si incrociano, tutto cambia. Possibile che sia solo apparenza, che gli amabili Svedesi con cui beve tè e lavora a maglia siano i due nazisti di cui parla Julián? Una facciata ben costruita, per nascondere ai vincitori il vero volto di chi selezionava il popolo dell’eccellenza? Ecco allora, che Sandra deve scegliere: credere a quel vecchio con il fazzoletto al collo, alle sue parole, alle sue foto, ai suoi ricordi o fidarsi del suo giudizio, dei gesti, e delle abitudini di quei nonni che ha sempre desiderato. Una storia molto intensa, scritta con il punto di vista che rimbalza dall’uno all’altra, con uno stile scorrevole e spesso intimistico, che ci da libero accesso al mondo interiore dei protagonisti. Julián, segnato dall’odio e dall’orrore del campo di sterminio, che ancora vive ammantato del suo passato. Le sue parole stanno in equilibrio tra luce e ombra, per poi diventare cupe nelle descrizioni dei ricordi e delle abitudini che questi gli hanno impresso. L’appetito mai vorace, la nudità altrui insopportabile, lo scattare al minimo rumore. Sandra, che la guerra la sente proveniente da un’altra epoca, dai libri di storia e dai documentari, vive concentrata sul suo presente, sul bambino in arrivo e sul futuro che sembra rincorrerla. Sceglie di chi fidarsi, e da quel momento, si impegna nella lotta al male. Rischia tutta la propria vita e quella del piccolo che ha in grembo per raccogliere prove, aiutando non solo Julián, ma se stessa a crescere. Anche i personaggi secondari sono ben descritti, ma rimangono tutti impenetrabili. Pensieri, sentimenti e sensazioni non superano mai la facciata ben costruita, e al lettore (come a Sandra) resta solo il sapore dell’ambiguità, la certezza che ci sia molto di nascosto e non detto. Il libro è un percorso di maturazione, in cui Julián si libera un po’ del suo peso condividendolo, mentre Sandra diventa più cosciente delle proprie forze e meno ingenua. Un’amicizia che supererà la differenza generazionale, il carattere, le circostanze per dare ad entrambi la possibilità di migliorare, di fare qualcosa di buono. Una storia fatta per non dimenticare: “In genere, nella vita normale, il bene e il male si confondono spesso, ma a Mauthausen il male era il male. (...) Non sono mai incappato nel bene assoluto, ma posso dire di aver visto da dentro il male con la M maiuscola e la sua forza demolitrice ”. Una storia fatta per vedere anche che ne è stato di chi la guerra l’ha persa e ha dovuto rinnegare tutto quello in cui credeva ciecamente: “Sono assolutamente convinto che la società si sia sbagliata. Sono convinto che ora (se avessimo vinto la guerra) tutto sarebbe più perfetto. (...) La colpa, i rimorsi e il pentimento frenano il progresso dell’umanità. Provi molti rimorsi quando squartano una vacca...? Se si scorge con chiarezza l’obbiettivo e il cammino per raggiungerlo e quell’ obbiettivo è globalmente buono... allora non ci sono più dubbi ”. Un libro bellissimo, che mi ha appassionato dalle prime battute. Il ritmo è veloce, nonostante il cambio di punto di vista, a volte anche ogni pagina. Questo ripetuto cambio di prospettiva però non disturba, anzi, attira e non lascia spazio a distrazioni, facendo immergere il lettore nella vasta gamma emozionale dei due protagonisti. Unico appunto negativo, a mio avviso, va fatto al finale. Scorre via senza lasciare il segno. Si poteva approfondire di più, soprattutto sul lato emotivo, visto che era uno dei punti forti di tutta la parte precedente.

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Non mi ha convinto la storia, ma le sensazioni ci sono

Scritto da fabio.lanzini il 26 novembre 2011

Il libro di Clara Sanchez rappresenta e descrive una situazione certamente di grande impatto emotivo: una ragazza, Sandra, soccorsa dopo un piccolo malore da una coppia di anziani molto educati e cortesi, si trova ad entrare in confidenza con loro, scoprendo piano piano che le persone con cui sta condividendo il periodo di vacanza sono ex criminali nazisti. Il racconto è centrato proprio su questo rapporto inquietante che diventerà sempre più difficile da sopportare quanti più indizi la ragazza riuscirà a scoprire, con l’aiuto di un ex deportato, Julian, inviato in Spagna proprio per trovare ex criminali nazisti. Diventerà difficile non solo la convivenza, ma anche un semplice sguardo a quegli anziani attualmente innocui ma terribilmente violenti in passato. Importante, a mio avviso, anche la caratterizzazione dei personaggi: la ragazza è una persona abbastanza confusa, in cinta di un bambino il cui futuro padre non ha l’amore della madre. La vacanza è in realtà una fuga per meditare e forse per trovare un senso ed una soluzione ad una situazione familiare che non si sa come affrontare. L’ex deportato, al contrario, è un uomo di esperienza che ha dentro di sé molte certezze, dovute alla sofferenza patita a causa di quei volti che, sebbene siano passati decenni, riconosce ancora molto bene. La confusione della ragazza e le certezze dell’ex deportato si incontrano in una situazione del tutto particolare e finiscono per dare vita ad un rapporto molto profondo. Mi permetto di consigliare al lettore di fare attenzione, durante la lettura, alla trama del libro e alla successione degli eventi, in quanto personalmente ho faticato a trovare un obiettivo vero nelle indagini dell’ex deportato (galera per gli ex nazisti? Processo sommario?) e talvolta confesso che mi sono perso nell’attesa, comunque emozionante, degli eventi successivi, cogliendone la profondità emotiva ma non la loro funzionalità ad un progetto e ad un obiettivo finale. Spero che i futuri lettori di questo libro riescano a smentirmi su questo aspetto che, a mio avviso, costituisce una critica.

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bel libro

Scritto da stephi.m il 25 novembre 2011

mi è piaciuto molto leggere questo libro in quanto il racconto non è mai risultato noioso. Non riuscivo più a staccarmene e non vedevo l'ora di andare avanti. Può sembrare un romanzo giallo ma in realtà tratta temi profondi e nella trama si intersecano le vite dei protagonisti che hanno profili per niente banali e vengono descritti analiticamente.

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Toccante

Scritto da enzafinelli il 25 novembre 2011

Il romanzo narra una storia profonda, che si insinua nelle viscere del lettore portandolo a interrogarsi sul mondo che lo circonda. Il libro parla del male, quello vero e incomprensibile; parla di vendetta, fredda e spietata; parla della falsità, che circonda ogni cosa; parla di amicizia, quella sincera che può legare indissolubilmente persone seppur così diverse; parla di coraggio, del coraggio di voler cambiare le cose, di vivere per qualcosa di più e, infine, parla dell'amore quello che ti fa volare. Si tratta di una storia bella e triste che rimane impressa dentro.

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Avvincente

Scritto da Rupixina il 22 novembre 2011

Questo romanzo mi è piaciuto molto, l'ho letto in un paio di giorni e mi ha fatto riflettere. L'idea di narrare da due punti di vista diversi mi è sembrata geniale, la trama è avvincente e in generale lo consiglio a tutti

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romanzo storico

Scritto da dilaga il 09 novembre 2011

Un libro da leggere senza sosta. Una riflessione sui ricordi e l'emozioni. Tre generazioni a confronto. La scrittrice riesce ha mettere ha confronto generazioni diverse: la generazione della seconda guerra mondiale (genitori -figli) e la nuovi generazioni (quella over 30)quelli dell'oblio del non ricordo, frutto di una generazione che ha nella Non Memoria il "suo" modo d'essere. Grazie al testo ci si pone domande su misteri, rapporti genitori figli. Per non dimenticare

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finale a sopresa

Scritto da emyjumpy il 08 novembre 2011

La rabbia e la crudeltà dei campi di concentramento e la scia di rancore che rimane oggi. L'inteccio tra a vita di Julian, sopravvissuto ai campi di concentramento e Sandra, ragazza sola la cui vita viene assorbita in un vortice di segreti di cui non immagina nemmeno l'importanza. Il finale lascia un pò di sorpresa: dopo interi capitoli in cui Julian attende di potersi vendicare del male subito, le ultime pagine fanno capire che carnefici e vittime si arrivano tutti alla stessa meta

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scarso giudizio

Scritto da etoiledusud80 il 18 agosto 2011

libro che lascia il lettore deluso, finale per nulla all'altezza delle aspettative, storia banale, e povera di elementi che possano incollare il lettore alle pagine, successo eccessivo per la povertà della storia,

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SUFFICIENTE

Scritto da ale_pizzitana il 17 agosto 2011

Per tutto il successo che ha riscosso mi aspettavo di meglio... finale un pò deludente!!!

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Due protagonisti coraggiosi

Scritto da fiopie il 27 luglio 2011

Vien voglia di legerlo tutto d'un fiato... Una storia pazzesca.... fa venire i brividi...

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finale deludente

Scritto da greygreen il 08 luglio 2011

la trama tiene bene il lettore, pur con qualche incongruenza, ma il finale lascia insoddisfatti. Eccessivo il successo.

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Decisamente non capisco l'enorme successo che ha avuto

Scritto da Anna84 il 21 maggio 2011

Sono rimasta veramente delusa da questo libro. Leggendo le recensioni credevo veramente che fosse un grande romanzo. Decisamente non capisco l'enorme successo che ha avuto, visto che la storia è piatta e priva di morale. Scontato e per niente coinvolgente fin dall'inizio, sfocia nel ridicolo non appena entrano in scena “le fiale dell'eterna giovinezza” (un banalissimo complesso vitaminico) di cui Karin ha bisogno per curare l'artrite, al punto da scambiarle con i suoi amatissimi gioielli. Un'altra cosa che mi ha lasciata perplessa è il personaggio di Sandra: fin dalle prime pagine sembra che non abbia mai sentito parlare del Nazismo in vita sua. Quando Julián le parla della sua esperienza nel campo di concentramento di Mathausen (piccoli stralci di ricordo che compaiono di tanto in tanto nella narrazione), lei non fa domande e nemmeno fa finta di essere interessata alla conversazione. L'unica cosa che le interessa veramente è Alberto, una specie di factotum di questo gruppo di nazisti in pensione (anche se alla fine, questo personaggio, riserverà uno scontatissimo “colpo di scena”). In certe situazioni, pare che Sandra si dimentichi persino di avere un figlio in grembo: ad esempio quando si lancia dal secondo piano da una finestra o corre come una pazza sotto la pioggia con la Vespa della sorella.

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finalmente

Scritto da rido il 09 maggio 2011

finalmente un argomento originale, bello!!

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bello ...

Scritto da elenaia il 09 maggio 2011

l'ho finito ieri sera ... mi è dispiaciuto tanto ... il libro è una bella storia intrecciata tra passato e attualità con lo scontro tra il dolore subito che latentemente richiama vendetta e la novità di realizzare (sandra) che certe atrocità sono davvero esistite. E poi la giovinezza di chi non conosce la storia se non per racconti contro la vecchiaia e la stanchezza di chi per ultima cosa nella sua vita deve realizzare una "vendetta" seppur lenta ma che incornicia la vita "segnata" di una persona che non potrà mai guarire nè tantomeno perdonare.

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Non male

Scritto da lamedusa il 28 aprile 2011

La trama è coinvolgente, crea la giusta dose di tensione e curiostà di sapere cosa succede dopo; il finale poteva essere più ricco.

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Pensando al futuro di Sandra

Scritto da maraverde il 13 aprile 2011

Quale bizzarro destino fa sì che la vita di Juliàn si incroci con quella di Sandra? Due persone non potrebbero essere più diverse l’una dall’altra. L’uomo è un anziano antifascista spagnolo sopravvissuto al campo di sterminio di Mauthausen / Gusen, il quale ha dedicato la vita alla ricerca dei propri aguzzini e che, dall’Argentina, torna nella natia Spagna a seguito della segnalazione di un caro amico, Salvador Castro (soprannominato Salva), suo compagno di tragedia e poi collega nel Centro di Ricerca, costituito subito dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale per dare la caccia ai criminali nazisti. Un giorno Julian riceve una lettera proprio da Salva, il quale, solo al mondo, si è stabilito, nel frattempo, ad Alicante, nella Spagna del Sud, in una residenza per anziani. Nella missiva ci sono indicazioni e notizie, che inducono Julian a partire senza indugio, nonostante l’età, gli acciacchi, le raccomandazioni ansiose della figlia, il suo unico appoggio, la sua custode. Le notizie, fornite per lettera da Salva, hanno resuscitato i vecchi fantasmi. Giunto a destinazione, c’è per Juliàn una dolorosa sorpresa: Salva è morto. Anzi, proprio sentendo ormai prossima la sua ora, gli aveva scritto quella lettera, con l’impegno, assunto dai responsabili della casa di riposo, di imbucarla subito dopo il suo decesso. La missiva finisce così per diventare una sorta di testimone, che passa da una mano all’altra, al fine di consentire il proseguimento della caccia ai persecutori. Il nuovo arrivato si mette al lavoro, incoraggiato per paradosso da un incombente, inquietante senso della fine.. E un pensiero domina gli altri: i criminali non hanno affatto il diritto di morire in pace! Chi ha commesso crimini indicibili non deve riuscire a cavarsela, grazie alla complicità di troppi e all’indifferenza -e all’ignoranza- di tanti. Sandra è una giovane donna di circa trent’anni. Graziosa, capelli castani e una ciocca di capelli tinta di color rosso scuro, un piercing al naso, occhi tra il verde e il marrone. Incinta di cinque mesi, è indecisa sul proprio futuro; infatti la storia d’amore col padre del bambino che sta per nascere non è per lei tanto intensa da meritare il matrimonio o un’unione stabile. Un giorno la ragazza fa la conoscenza di una coppia di anziani stranieri, norvegesi per l’esattezza, Fredrik e Karin Christensen, residenti in una villa (Villa Sol) poco lontana, i quali si dimostrano subiti molto premurosi con lei. Ella vede ben presto in costoro quei nonni che non ha mai conosciuto. Il temperamento di Sandra è un simpatico connubio tra pigrizia e ingenuità. Ella si lascia coinvolgere dalla compagnia di Fredrik e Karin, al punto di trasferirsi nella loro casa ospitale, non badando più di tanto a certi sguardi duri ed inquieti di lui, che talvolta affiorano durante i colloqui. Ma un’apparenza benevola può riservare terribili sorprese. Non sempre un’opera letteraria in cima alle classifiche dei best seller è un bluff o uno scritto mediocre del quale dimenticarsi in fretta. Clara Sanchez, nata a Guadalajara nel 1955, è una delle più rilevanti scrittrici contemporanee: “Il profumo delle foglie di limone”, uscito in Patria a inizio 2010 col titolo, assai più significativo, di “Lo que esconde tu nombre“, ha subito riscosso entusiastici consensi di pubblico e critica. Nei mesi successivi il consenso è continuato insieme con le minacce dei gruppi neonazisti per avere la Sanchez messo in luce, col suo racconto, vicende che si ritenevano sepolte dall’oblio, complice il trascorrere del tempo. Nel gennaio scorso il romanzo è stato finalmente pubblicato nel nostro Paese. L’opera è strutturata su due voci narranti che si alternano, Juliàn e Sandra: l’una interfaccia dell’altra. L’incontro tra i due -preceduto da appostamenti di lui, in cerca del momento più opportuno per rivelare alla giovane la propria identità e il vero scopo del suo viaggio in quel luogo di sogno; seguito dalla diffidenza, mista a curiosità, di lei- ha ragion d’essere proprio in quella coppia di anziani norvegesi. Non si tratta di due tranquilli pensionati, che si godono gli ultimi anni di buona salute: entrambi sono criminali nazisti, colpevoli dell’uccisione di un notevole numero di ebrei, le mani lorde di sangue: Sandra, all’inizio, non vuol credere a quanto le rivela Juliàn, quell’uomo, pressoché sconosciuto per lei, sugli ottanta, con in testa un panama; inoltre, del nazismo e della “Shoah”, ella sa ben poco. Lenta è la presa di coscienza, da parte della ragazza, sul pericolo che stanno correndo sia lei che il bambino in procinto di nascere; anche perché i Christensen, autentici vampiri, stanno pian piano condizionandola psicologicamente (e non solo) approfittando della sua solitudine e precarietà di vita. Quella coppia diabolica è parte di una potente organizzazione. Juliàn è deciso ad attuare la sua vendetta: pian piano essa prende corpo e sarà molto raffinata, quanto, a prima vista, impensabile. Con notevole capacità espressiva Clara Sanchez ci accompagna in un ambiente intriso di orrore, reso ancor più tale sia dall’apparente normalità, sia, soprattutto, dallo splendente sole mediterraneo. Sandra si domanda con inquietudine e paura -di fronte ad un contesto, fino a poco tempo prima, tanto lontano da lei- come possano esistere persone le quali non solo non si pentono delle loro efferatezze e vivono tranquille, ma sono divorate da una sete insaziabile di male. Il romanzo ha una forte suspence, si legge d’un fiato, tanto è emozionante, con continui colpi di scena e confronti tra personaggi che non immagineresti. E’ il racconto del Terrore di fronte al Male; della Paura e del non potersi difendere da essa poiché troppo tardi ci si è accorti della sua venefica presenza e si teme di essere stretti tra le sue spire in modo irrimediabile. Viene esplorata con profonda drammaticità la concezione di vita di uomini da sempre chiusi in un mondo nel quale essi sono gli esseri superiori e gli altri nulla contano. I caratteri dei diversi personaggi sono disegnati talora con tratti decisi, talora con pennellate lievi, ma lasciano sempre un segno indelebile. La solida intesa tra Sandra e Juliàn: l’uomo, prova un grande affetto, e forse inconsciamente amore, per lei, che talvolta gli rammenta l’amata moglie, morta sì, ma sempre presente nel suo cuore.. Il libro è dunque pure la storia del rapporto tra due generazioni lontane che si avvicinano. Merito di Clara Sanchez aver puntato i riflettori su un aspetto non abbastanza conosciuto, relativo alla fuga dei criminali nazisti: si è a lungo parlato di Sud America, di Paesi arabi, ma la Spagna è sovente rimasta in ombra. Eppure non sono stati pochi gli esponenti nazisti che, a fine conflitto e anche dopo, hanno trovato un comodo nascondiglio in quel Paese, protetti dal regime franchista; una vita tranquilla, caratterizzata da lucrose attività economiche.. L’Autrice sa scavare nelle pieghe dell’inconscio, alternando il registro tenero a quello drammatico, riproponendo con notevole efficacia l’ambiente luccicante e crudele di questa gente che ancora si illude del proprio potere facendo leva sull’impunità che li ha protetti per decenni. Il romanzo porta in chiusura un’intervista alla scrittrice che ne riassume i temi salienti, quali, in primo luogo, la propensione dell’essere umano a cercare ciò che è turpe. “Gli psicopatici attraggono, bisogna stare in guardia, sanno come manipolare gli altri e possono occupare gli scranni del potere. Bisogna vere buon senso, rimanere lucidi”. Un’importante lezione, sempre vera.

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TU NON PERDONI ED IO NON MI PENTO!

Scritto da MarioDAndreaMI il 09 aprile 2011

Questa frase rappresenta, per certi versi, la sintesi di questo libro decisamente interessante. Il dialogo si svolge tra uno scampato al campo di concentramento di Mauthausen (Juliàn)ed uno scampato alla giustizia e ai processi ai gerarchi nazisti (Sebastian - L'angelo nero). Juliàn, orami alla fine della sua vita, scopre, grazie alle indicazioni di un suo compagno di prigionia un gruppo di ex nazisti che si sono rifugiati in Spagna, in Costa Blanca, dove vivono una vecchiaia tranquilla, sognando ancora l'elisir di lunga vita. Juliàn incontra una ragazza (Sandra)che sta trascorrendo un periodo di riflessione (è incinta ma non è certa del suo amore verso il padre del filgio) proprio in quel lugo. E la convince ad aiutarlo a smascherare il gruppo di criminali che pensano ancora di poter gestire con tracontanza il loro rapporto con il mondo. La trama è interessante perchè sovrappone la dimensione del thriller a quella della riflessione sul valore della vita (Juliàn che è alla fine e Sandra che ne sta generando una nuova). All'inizio si è presi dal ritmo della narrazione (comunque scorrevole) e dall'idea dell'espiazione. Poi il ritmo cambia e prevale la dimensione legata agli affetti e alla riflessione sul futuro (a breve o a lungo termine). Non svelo l'evoluzione, ma ho trovato molto bella la metafora finale del ritiro di Juliàn in una specie di casa di ricovero (lui che ha lasciato l'Argentina per scovare i nazisti, ultima ragione di vita) in cui trova un nuovo euilibrio con Pilar (che gestisce la casa stessa) e nuovi modi di esorcizzare i propri demoni. Da sottolineare la breve intervista finale con l'autrice e questa frase: "L'orrore nazista continua ad attrarre la nostra attenzione... e non si capisce nemmeno il perchè. E' fuori da ogni possibilità di comprensione umana...Gli psicopatici attraggono, e bisogna stare in guardia, perchè possono occupare gli scranni del potere, sono freddi e sanno come MANIPOLARE gli altri..." Interessante!

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Coinvolgente

Scritto da irene.fontolan il 08 aprile 2011

Non sono d'accordo con i giudizi negativi... ho trovato che il romanzo sia molto coinvolgente e dalla lettura scorrevole... è una piccola testimonianza di coloro che hanno provato sulla propria pelle la demenza dei nazisti... la storia ti assorbe senza pesantezza...

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Grande delusione

Scritto da Macopa il 07 aprile 2011

Deludente,scontato con una trama molto piatta e a volte troppo banale. Non ti coinvolge e spesso è fin troppo paradossale. Non capisco il motivo di questo grande successo !!!

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niente di che.

Scritto da simona-napoli il 29 marzo 2011

Non mi ha entusiasmato, ha volte e' risultato essere troppo scontato. Per essere tra i primi 10 ritenevo fosse piu' intrigante.

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E' buffo...

Scritto da francesca77 il 26 marzo 2011

Sono in profondo disaccordo con i commenti negativi. La storia non si presenta mai come un thriller e tantomeno come un libro storico, non c'è nulla che fa pensare ad un evolversi del romanzo in questo senso. Ho apprezzato soprattutto la parte finale, quando le decisioni di Julian ci fanno capire che il fardello portato per una vita non aveva mai perso un grammo del suo peso, tanto da rendere la vita stessa irrilevante. Dall'altra parte, criminali efferati che facevano di tutto per godersela...che buffa contraddizione che è la vita.

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Deludente rispetto alle aspettative...

Scritto da marein75 il 24 marzo 2011

Il romanzo è decisamente deludente e monotono rispetto alle aspettative che lo hanno presentato come Il caso letterario spagnolo, viene da domandarsi se in Spagna basti tanto poco per emozionarsi! Il racconto risulta monotono, ripetitivo e sembra di rivedere centinaia di volte la stessa scena: un pedinamento infinito in cui Julian e Sandra non fanno altro che seguire una pista già nota! Di sicuro spessore è la tematica di fondo del romanzo e lo spettro dei criminali nazisti che dopo aver rubato la vita a milioni di persone innocenti si sono rifugiati in località tranquille ed hanno vissuto delle ricchezze accumulate (tutti beni strappati ai poveri prigionieri dei campi)...ci si aspettava più azione.

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Sabrina

Scritto da pucinosabrina il 20 marzo 2011

Libro intenso, si legge con immenso gusto dall'inizio alla fine. Lo si divora nel giro di pochi giorni e la voglia di sapere cosa accadrà la pagina successiva ti accompagna durante tutta la durata del libro.

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romanzo straordinario

Scritto da manubi61 il 12 marzo 2011

da leggere tutto d'un fiato

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molto scorrevole... ma poca morale

Scritto da jessicaperugia il 12 marzo 2011

Cosa ci vuole insegnare, che alla fine i "cattivi" hanno sempre la meglio? Perche' basare la storia su un elisir di lunga vita che alla fine non si riesce a capire se esista o meno? Interessante è l'analogia del personaggio di Sandra "prigioniera" come erano prigionieri gli internati nei lager una sola mente che ne assoggettava mille....... ragazza giovane brillante e scaltra prigioniera di due anziani..... nel complesso il romanzo risulta scorrevole e appassionante ma il finale poteva essere diverso!

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Gran bel libro

Scritto da lavald il 25 febbraio 2011

Decisamente un bel libro, anche se effettivamente sembra che la fine sia piuttosto sbrigativa, Ma nel complesso e' un romanzo che fa trattenere il fiato e una volta iniziato e' impossibile staccarsi!

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Sono rimasto abbastanza deluso...

Scritto da Fras810 il 22 febbraio 2011

L'unica impressione che questo libro mi ha lasciato è che sembra che ad un certo punto l'autrice, presa da altri impegni, abbia dovuto terminare la narrazione in tutta fretta, in maniera sbrigativa. Mi sento - passatemi il termine - truffato da una storia che, trattando di temi delicati quali il nazismo e la deportazione, parte col promettere qualcosa di importante e finisce invece col ripiegarsi su se stessa e non dire nulla. C'è molta superficialità tra le pagine di questo racconto, che vuole essere un po' storico, un po' thriller, un po' rosa ma finisce per non essere nulla di tutto ciò. L'autrice avrebbe fatto meglio a raccontare una bella storia d'amore, e forse il profumo delle foglie di limone avrebbe avuto davvero un senso.

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bel romanzo ma..

Scritto da sara.froli il 02 febbraio 2011

bel libro , scorre bene ti coinvolge , ma l ho trovato un po piatto , soprattutto nel finale , mi aspettavo piu colpi di scena (anzi ne è quasi privo!) e un finale un po più sorprendente data comunque la bella trama .. su una cosa sono d'accordo..alla fine i cattivi vincono sempre!

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La mia recensione

Altre informazioni

Genere:letteratura internazionaleParole chiave laFeltrinelli:narrativa moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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