Dizionario delle cose perdute
di Francesco Guccini
€ 8,00
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- Listino€ 10,00EditoreMondadoriCollanaLibelluleData uscita28/02/2012
- Pagine108LinguaItalianoEAN9788804612858
Sinossi
Dalle osterie fuori porta alle braghe corte che oggi nessun ragazzino è più costretto a portare, dal fumo libero nei cinema ai telefoni in duplex, dalla macchina da scrivere ai taxi verdi e neri che quasi nessuno ricorda più, dalle linguette per aprire le lattine agli odori - non ancora coperti dallo smog globale - che animavano ogni angolo delle città: con un poco di nostalgia, ma soprattutto con tutta l'energia e la poesia della sua prosa, Francesco Guccini rivolge il suo sguardo sornione su oggetti, situazioni, emozioni di un passato che è di tutti, ma che rischia di andare perduto. Un viaggio nella vita di ieri che si legge come un romanzo: per scoprire che l'archeologia "vicina" di noi stessi commuove, diverte e parla di come siamo diventati.
Recensioni
MEMORABILIA!
Scritto da MarioDAndreaMI il 04 marzo 2012
Ho letto d’un fiato, ripromettendomi di rileggerlo con più calma, questo delizioso volumetto del caro Francesco Guccini. E’ una lettura che si impone per una serie di motivi. Innanzi tutto per la capacità di narrare, di scrivere “bene”, di riuscire ad essere ironico e profondo. Poi per coloro che, per giovane età, possono riscoprire alcune cose dimenticate (la playlist del nostro passato: oggetti, situazioni, sapori che tornano a cantare – come si legge nella quarta di copertina). Poi per coloro che, invece, sono più vicini anagraficamente all’autore per ritrovare sensazioni perdute. Personalmente ho letteralmente rivissuto alcuni momenti con i miei nonni, con alcuni oggetti e con le loro narrazioni. Tra le tante, belle pagine, spiccano quelle relative al “chewing gum”, alla “siringa”, ai “giochi”, alla “ghiacciaia”, ai “pennini”, alla “Topolino”, alla “cucina economica e il prete”. Dizionario delle cose perdute che tornano alla memoria, lasciando che la mente voli, avendo nelle orecchie il vocione di Francesco che, poeticamente, e con una vena di nostalgia racconta una sua ballata. Penso che Guccini saprà cogliere la coincidenza dell’uscita di questo suo prezioso contributo con la scomparsa di Lucio Dalla di cui si terranno il 4 Marzo 2012 i funerali. Una perdita importante, un nuovo lutto da elaborare. E’ vero rimarranno le canzoni, ma ci sentiamo orfani. Nel raccomandare la lettura del libro vorrei anche ricordare a chi (per ragioni anagrafiche) non lo ricorda l’album (già, si chiamava così) “”Signora Bovary” del 1987, e in particolare il brano (dedicato alla giovane figlia Teresa) “culodritto”: “Ma come vorrei avere i tuoi occhi/spalancati sul mondo come carte assorbenti/e le tue risate pulite e piene, quasi senza rimorsi/o pentimenti/ma come vorrei avere da guardare/ancora tutto come i libri da sfogliare/e avere tutto, o quasi tutto da provare./ Culodrittro, che vai via sicura/ trasformando dal vivo i cromosomi corsari/di Longobardi, di Celti e Romani dell’antica pianura/di montanari/ reginetta dei telecomandi/di gnosi assolute che asserisci e domandi/di sospetto e di fede nel mondo curioso dei grandi/anche se non avrai/le mie risse terrose di campi, cortili e di strade/ e non saprai/cha sapore ha il sapore dell’uva rubata a un filare/presto ti accorgerai/com’è facile farsi un inutile “software” di scienza/ e vedrai/ che confuso problema è adoprare la propria esperienza./ Culodritto, cosa vuoi che ti dica?/ Solo che costa sempre fatica/ e il vivere è sempre quello, ma è storia antica./ Culodritto, dammi ancora la mano/anche se quello di stringerla è solo un pretesto/ per sentire quella tua fiducia totale che nessuno mi ha dato/ o mi ha mai chiesto;/ vola, vola tu, dove io vorrei volare,/ verso un mondo dove ancora tutto è da fare/ e dove è ancora tutto, o quasi tutto, da sbagliare”. Una chiusura anomala, un tributo e un ringraziamento, tra passato e futuro a chi sa ancora suscitare emozioni.







